Dal Decreto Sicurezza al progetto “Ius Italiae”, passando per la difesa delle forze dell’ordine: intervista a tutto campo al senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri 

di Alessandro Brachino 

Senatore Gasparri, qual è la sua valutazione a caldo sul Decreto Sicurezza appena approvato? 
«Che è arrivato fin troppo tardi perché abbiamo subito ostruzionismo da sinistra tra Camera e Senato per un anno e mezzo. Adesso invece abbiamo norme più severe per punire reati allarmanti e norme a garanzia e tutela delle forze dell’ordine». 

Quando parla di reati allarmanti, a quali situazioni si riferisce nello specifico? 
«Truffe agli anziani, zone degradate, zone delle stazioni spesso punto di incontro delle negatività. C’è dunque un pacchetto complessivo di norme con l’esercizio di una correttezza anche nello svolgimento e nel rispetto della democrazia». 

Alcuni settori della sinistra accusano questo provvedimento di avere un’impronta autoritaria. Come risponde? 
«Sono accuse ridicole, il diritto allo scippo al furto non esistono, accuse che respingiamo convintamente». 

Lei è in politica da molti anni. Secondo lei, è la prima volta che un provvedimento si spinge così tanto a tutela delle forze dell’ordine? 
«Per esempio, il principio della tutela legale ai membri delle forze di polizia col rimborso delle spese legali: è un atteggiamento di chiaro sostegno pratico-morale alle forze dell’ordine. Pensiamo anche di dotare in futuro gli agenti di body-cam per tutelarli». 

Cambiando argomento, qual è la sua posizione sullo strumento referendario? 
«Strumento di cui si è abusato. Il numero delle firme da raccogliere è troppo basso. Negli ultimi trent’anni la maggior parte dei referendum sono andati falliti per mancato raggiungimento del quorum. Credo che chi li propone debba evitare di far sprecare in questo modo soldi allo Stato». 

Infine, un tema che divide molto: la cittadinanza. Cosa pensa della proposta di ridurne i tempi? 
«Tra i votanti, più vicini alla sinistra, il 35% ha votato no sulla riduzione da 10 a 5 anni in materia di conferimento della cittadinanza italiana. È stato sicuramente un bene perché i tempi devono essere congrui. Noi abbiamo proposto lo Ius Italiae, che collega il conferimento della cittadinanza alla frequenza dai 6 ai 16 anni della scuola dell’obbligo, conseguendone le varie licenze, dimostrando così una sua completa italianizzazione ed integrazione».