Guerriglia urbana e attacchi alle Forze dell’Ordine: l’Associazione Poliziotti Italiani chiama in causa Governo e Parlamento
Ancora una volta Torino è stata teatro di violenze organizzate, devastazioni e scontri deliberati contro le Forze dell’Ordine. Quanto accaduto durante la manifestazione a sostegno del centro sociale Askatasuna non può essere ricondotto a semplici episodi di tensione o a generiche forme di disagio sociale. I fatti parlano chiaro: una vera e propria guerriglia urbana, pianificata e messa in atto da gruppi organizzati con finalità apertamente sovversive.
Pietre, bottiglie, oggetti contundenti, fumogeni e attacchi diretti agli schieramenti di Polizia hanno trasformato le strade cittadine in un campo di battaglia. Ancora una volta uomini e donne in divisa si sono trovati a fronteggiare azioni violente e coordinate, garantendo l’ordine pubblico in condizioni di estrema difficoltà e mettendo a rischio la propria incolumità.
Di fronte a quanto accaduto, l’Associazione Poliziotti Italiani ha espresso profonda stima, vicinanza e piena solidarietà ai colleghi rimasti feriti negli scontri. Un pensiero particolare è stato rivolto al poliziotto brutalmente aggredito a martellate, episodio che l’API definisce «una violenza cieca e deliberata che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare e che rappresenta un attacco diretto allo Stato e alle sue istituzioni».
Nel commentare i fatti di Torino, il Vicepresidente Vicario dell’Associazione Poliziotti Italiani, dott. Stefano Memoli, ha sottolineato come gli operatori di Polizia siano stati ancora una volta chiamati a fronteggiare «azioni organizzate, aggressive e sovversive, garantendo l’ordine pubblico in condizioni di estrema difficoltà e mettendo a rischio la propria incolumità», riconoscendo ai colleghi «coraggio, professionalità e un senso del dovere che meritano rispetto e tutela».
Tuttavia, proprio la gravità degli scontri impone una riflessione che vada oltre la solidarietà formale. Come evidenzia Memoli, le parole non sono più sufficienti.

«Adesso è giunta l’ora di dire con chiarezza che le parole non servono più. La solidarietà non basta più. È arrivato il momento che Governo e Parlamento si assumano le proprie responsabilità», afferma il vicepresidente API, evidenziando come «l’attuale normativa penale e procedurale penale così come malamente modificata dalla riforma Cartabia sia di fatto inadeguata per gestire efficacemente l’ordine pubblico e la repressione dei reati in contesti caratterizzati da violenza organizzata. È ormai indispensabile adottare nuove regole d’ingaggio per le Forze di Polizia durante le manifestazioni, in grado di garantire sicurezza operativa agli agenti e certezza del diritto, auspicando la creazione di un fondo ministeriale ad hoc per i colleghi vittime di violenze durante i servizi di ordine pubblico. In mancanza di un intervento normativo deciso – conclude Memoli – vi sarebbe una grave responsabilità morale ed oggettiva da parte delle istituzioni quali datori di lavoro e garanti dei propri lavoratori appartenenti alle Forze dell’ordine».
Il quadro che emerge dai fatti di Torino è quello di Forze dell’Ordine troppo spesso lasciate sole, costrette a operare tra aggressioni violente, limiti normativi e il rischio costante di conseguenze giudiziarie per aver semplicemente svolto il proprio dovere. Chi scende in piazza armato di caschi, spranghe e martelli non esercita un diritto costituzionale, ma commette reati, inserendosi in una dinamica che nulla ha a che vedere con il dissenso democratico.
Continuare a non intervenire sul piano normativo significa, di fatto, legittimare la violenza e accettare che episodi come quelli di Torino si ripetano, con costi altissimi in termini di sicurezza, legalità e credibilità delle istituzioni.
Per questo l’Associazione Poliziotti Italiani torna a chiedere con forza una riforma concreta delle norme sull’ordine pubblico, l’introduzione di regole d’ingaggio chiare ed efficaci e tutele penali e operative reali per le Forze dell’Ordine impegnate quotidianamente nella difesa della sicurezza dei cittadini. Allo stesso tempo, l’API sollecita una presa di distanza netta e senza ambiguità da ogni forma di violenza organizzata che utilizza le piazze come strumento di attacco allo Stato.
Difendere le Forze dell’Ordine significa difendere lo Stato di diritto. Il tempo delle parole è finito: ora servono responsabilità, scelte e coraggio.
