Torino, la guerriglia urbana e il silenzio che rischia di diventare complicità
Di fronte alla premeditata guerriglia urbana di Torino, condotta da frange rivoluzionarie che si nascondono all’interno della sinistra oltranzista italiana, dobbiamo davvero continuare a stare zitti?
La risposta è no.
Non è più possibile restare in silenzio.

Le violenze che questi delinquenti indirizzano contro lo Stato italiano, contro i cittadini e contro le Forze di Polizia devono trovare una risposta ferma e decisa da parte delle Istituzioni, dei Partiti politici, dei Deputati e dei Senatori, dei Sindacati, delle Associazioni imprenditoriali e artigianali, ma soprattutto del popolo che lavora e suda ogni giorno per rendere l’Italia sempre più grande.
Non è più tollerabile lasciare impuniti coloro che, da dietro e nell’ombra, sovvenzionano e governano queste forme di guerriglia. Occorre il coraggio di isolare quei “professoroni universitari” che li giustificano in nome di un malinteso e ipocrita politicamente corretto.
Il tempo delle analisi, degli studi e dei monitoraggi sul perché e sul percome nasce e si sviluppa la violenza è ormai ampiamente scaduto.
Una violenza che, guarda caso, emerge sempre dagli stessi contesti: cortei organizzati per Gaza, per l’Iran, per il Venezuela, per Askatasuna e per i centri sociali, manifestazioni che finiscono immancabilmente per trasformarsi in attacchi contro lo Stato e contro il Governo.
Dobbiamo davvero continuare a leggere quotidiani che esaltano le gesta di questi soggetti?
Dobbiamo continuare a non cambiare canale quando le televisioni danno voce a giovani senza pudore, che elevano l’aggressione e la violenza a strumento necessario per “difendersi” dai presunti soprusi dello Stato?
Dobbiamo continuare a tacere di fronte a una magistratura che indaga per omicidio colposo un Poliziotto che ha utilizzato l’arma in dotazione per difendere sé stesso e i colleghi da un individuo che puntava contro di loro una copista?
È inutile, oggi, spiegare e analizzare nuovamente lo svolgimento dei fatti.
Oggi è necessario far risorgere una vera cultura della legalità, quella che il politicamente corretto ha sistematicamente demolito; una giustizia che lasci in carcere chi se lo merita, senza rimettere in libertà il giorno dopo i delinquenti identificati e fermati la sera precedente.
È necessario che i Sindacati delle Forze di Polizia si uniscano e, superando divisioni e sigle, chiamino Poliziotti, Carabinieri e Finanzieri a una manifestazione nazionale, per lanciare un grido di pericolo e di allarme sulla tenuta dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Il Governo sappia garantire alle Forze di Polizia i mezzi necessari per fronteggiare e fermare le guerriglie urbane che si susseguono giorno dopo giorno.
La sinistra sappia isolare le proprie frange più oltranziste, trovando al tempo stesso il coraggio di condannare senza ambiguità ogni forma di violenza.
Perché, se continuiamo a stare zitti, rischiamo davvero un ritorno agli anni di piombo.
Mario Tritto
Presidente
Associazione Poliziotti Italiani di Milano

